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Oggi, 23 febbraio, nel cuore della settimana della moda milanese, attivisti del movimento Iene Vegane hanno organizzato un blitz scenografico alle sfilate di Max Mara durante gli ingressi di giornalisti del settore, buyer e invitati legati al mondo della moda. Gli animalisti si sono disposti con cartelli, striscioni, con maschere da agnello e imbrattati di sangue, mentre una di loro ha indossato un cappotto di finto pelo con attaccate le foto di più di trenta agnelli ovvero tanti quanti sono i cuccioli uccisi per realizzare il capo in vendita. In occasione delle passerelle che propongono la moda autunno-inverno 2017 si chiede al brand di porre fine alla strage di animali di ogni specie che da sempre contraddistingue le collezioni, rendendole crudeli e anacronistiche. Il focus della protesta di oggi ha posto l’accento sugli agnelli, sempre più gettonati dalla griffe. Gli animalisti hanno ribadito in una nota: “Max Mara utilizza da sempre nei propri cataloghi visoni, pelli di varie specie animali, anche esotici, e anche nelle scorse collezioni ha sempre proposto montoni e agnelli per capi spalla e accessori. Tra questi anche cappotti in vero karakul, la pelliccia riccia e lucida che per avere la morbidezza, leggerezza e ondulatura si ottiene con feti di agnello estratti vivi da pecore gravide e scuoiati mentre la madre viene lasciata morire dissanguata con il ventre squarciato. Per una sola pelliccia occorrono dai 30 ai 40 feti di agnello”. Durante il presidio sono stati fatti degli interventi per sensibilizzare giornalisti, buyer e special guest invitati alle sfilate e si è posto l’accento sulla crudeltà che si cela dietro tutto quello che è di origine animale: oltre alle pelliccie, pelle, lana e seta, che vengono definiti prodotti naturali ma che la Natura vorrebbe lasciar vivere.

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